Una notte, mentre cercavo di addormentarmi e non ci riuscivo, mi è venuto in mente di rispondere a questa domanda: “Qual è, per te che hai già vissuto a lungo, il senso della vita?”.
Allora ho cominciato a ripercorrere con il pensierola direzione da me imboccata nelle varie fasi della mia esistenza, e a riflettere sulle esperienze vissute nei rapporti con gli altri, come figlio e fratello in famiglia, come studente nella scuola e nell’università, come cittadino elettore, e ancora nella comunità ecclesiale, nelle amicizie, nell’associazionismo, nel volontariato, nell’impegno politico giovanile, nel servizio militare, nell’insegnamento, nel giornalismo, e nella famiglia da me costituita con il matrimonio.
Ne ho dedotto che il “senso” della mia vita è stato quello di cercare di fare del mio meglio in ogni attività intrapresa, mettendo a frutto i talenti ricevuti, anche a vantaggio dei miei familiari, dei miei alunni, dei miei lettori, del mio prossimo, del bene comune, osservando la Parola di Dio e ponendomi come traguardo da raggiungere la vita eterna nel Paradiso. Nonostante io sia incorso in peccati, errori e manchevolezze.
In seguito, ho riflettuto ancora, e ho concluso che, in realtà, la mia vita è stata largamente orientata anche alla ricerca di momenti di felicità, nel godimento di qualcosa di bello (nelle persone, nella natura, nelle arti, nella letteratura, nella scrittura), di gioioso, di amorevole, di piacevole, di divertente, di rilassante, di interessante, di stimolante, di eccitante, di appagante: per esempio, il matrimonio e la mia relazione d’amore con Elina, l’amore dei miei figli e dei miei nipoti, un lavoro ben fatto, un successo ottenuto, una vacanza, un viaggio all’estero, una festa in allegria con gli amici, un incontro affettuoso con ex alunne e alunni che mi vogliono bene.
Alla mia età, mi accorgo che il senso della vita sta anche nel coltivare affetti, amicizie, rapporti umani, con gentilezza, cordialità, empatia, con il sorriso.
Nicola Bruni
Nella foto, un incontro in pizzeria, del 27 ottobre 2015, con un gruppo di ex alunne e alunni della scuola media Mommsen di Roma del triennio 1999/2002.